Migranti, una strage continua: sono oltre 2.000 i morti nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno

L'Alto commissario dell'Onu per i rifugiati: "a settembre una persona ogni otto che ha effettuato la traversata ha perso la vita, soprattutto a causa della ridotta capacità di soccorso"

Migranti che chiedono aiuto nel Mediterraneo

Migranti che chiedono aiuto nel Mediterraneo

globalist 8 novembre 2018

Sono drammatici i numeri dei migranti morti nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno diffusi dall'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr). Con le diciassette persone trovate morte questa settimana al largo delle coste spagnole sono diventate più di 2mila.
Una strage quotidiana insopportabile. Per questo l'Unhcr ha ripetutamente sollecitato un'azione urgente per rispondere a questa drammatica situazione. Da diversi anni il Mediterraneo rappresenta per rifugiati e migranti la rotta marittima a maggior rischio del mondo e nessuno dovrebbe considerare accettabile che la situazione resti tale.
Dall'inizio del 2018, ricorda l'organizzazione delle Nazioni Unite, circa 100mila richiedenti asilo e migranti hanno raggiunto le coste europee segnando un ritorno ai livelli precedenti al 2014. Allo stesso tempo, le oltre 2mila morti per annegamento indicano che il tasso dei decessi si è bruscamente innalzato, soprattutto nel Mediterraneo centrale.
A settembre una persona ogni otto che hanno effettuato la traversata ha perso la vita, soprattutto a causa della ridotta capacità di ricerca e soccorso. In questo contesto l'Unhcr continua ad esprimere seria preoccupazione per le restrizioni legali e logistiche imposte ad alcune ong, inclusa l'Aquarius, preposte alle operazioni a ricerca e soccorso.
Se le operazioni di soccorso delle ong nel Mediterraneo cessassero del tutto, avverte ancora l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, rischieremmo di tornare alla stessa pericolosa situazione alla quale abbiamo assistito nel 2015, quando centinaia di persone sono morte in un incidente nel Mediterraneo centrale dopo l'interruzione dell'operazione navale italiana Mare Nostrum.
L'Unhcr ha accolto con favore gli sforzi effettuati dalla Guardia Costiera libica che hanno evitato la perdita di ulteriori vite. Tuttavia, essendo divenuta la principale responsabile del coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso in un'area che si estende fino a circa 100 miglia, la Guardia Costiera di Tripoli necessita di ulteriore supporto.
Ogni nave in grado di facilitare operazioni di ricerca e soccorso dovrebbe essere autorizzata a soccorrere le persone in difficoltà e soprattutto le persone soccorse in acque internazionali non dovrebbero essere riportate in Libia, che non offre le necessarie condizioni di sicurezza.
La maggior parte delle vittime è stata registrata durante gli attraversamenti in direzione dell'Italia, rappresentando oltre la metà di tutti i decessi registrati quest'anno, nonostante la Spagna sia divenuta la principale destinazione dei nuovi arrivi.
Più di 48mila persone sono arrivate in Spagna via mare, rispetto alle circa 22mila in Italia e alle 27mila in Grecia. C'è un bisogno impellente di rompere con l'attuale impasse e con l'adozione di un approccio ad hoc per ogni imbarcazione riguardo al luogo di sbarco delle persone soccorse. Per questo l'Unhcr ha rinnovato il suo appello alla comunità internazionale affinché affronti le cause profonde delle migrazioni forzate e i fattori di spostamento successivo che costringono le persone a intraprendere viaggi sempre più pericolosi e rischiosi.