Arrestati perché gay e torturati dalla polizia: esame anale per dieci uomini in Tanzania

L'esame, che ha il solo scopo di umiliare e torturare i prigionieri, serve a stabilire se gli uomini hanno avuto rapporti omosessuali, reato punito con 30 anni di carcere

Paul Malkonda

Paul Malkonda

globalist 8 novembre 2018

Ha fatto scalpore e paura nella comunità lgbt internazionale la folle caccia ai gay organizzata da Paul Malkonda, commissario regionale di Dar es Salaam, in Tanzania, che aveva invitato i cittadini a denunciare le persone omosessuali. Ora, dopo che il governo aveva preso le distanze da Malkonda - anche se in Tanzania l'omosessualità è ancora illegale e condannata con fino a 30 anni di carcere -, una nuova ondata di orrore: dieci uomini sono stati arrestati con l'accusa di star celebrando un matrimonio omosessuale nell'isola tanzaniana di Zanzibar e la polizia ha annunciato che agli uomini verrà praticato un esame anale per controllare se abbiano avuto rapporti omosessuali. 


Un esame ovviamente assolutamente inutile dal punto di vista medico e che ha il solo obiettivo di umiliare un altro essere umano. La Commissione Onu contro la tortura ha fortemente condannato la procedura, anche se si tratta di un metodo usato in molti stati dell'Africa fin dal 2016. 


La situazione degli omosessuali in numerosi stati africani è disperata: non trovano aiuto nemmeno nelle associazioni di solidarietà, che hanno troppa paura per prendere le loro difese. I governi sono dichiaratamente omofobi e vietano qualsiasi tipo di manifestazione omosessuale, arrivando a condannare al carcere o a morte chiunque "giaccia con qualcuno del proprio stesso sesso".